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Che cos’è la fotografia?

“Esploriamo il mondo della fotografia e delle emozioni ad essa collegate attraverso gli occhi e l’esperienza del fotografo Franco Fontana.”

Testo liberamente tratto da:
Intervista a Franco Fontana a cura di Antonio Politano
Intervista completa disponibile qui

Musica consigliata per la lettura:
Brillamento by Flavia Massimo
Release: Single, 2023, part of Neutral Mutation Vol. I
Label: NeMu
CAT: NEMU006
Ascolta qui

La fotografia per me? La fotografia è subordinata a una passione, senza passione verrebbe a cadere automaticamente la mia voglia di fotografare.

La fotografia è un atto di conoscenza, è possedere quello che senti. Usi l’esterno, usi il mondo, per significare quello che sei, che rappresenti. Infatti, quello che si fotografa non è quello che vediamo, ma quello che siamo. Al mondo si scopre solo quello che ci portiamo dentro. Quando vado a fare una foto, vado a prendere, vado a specificare quella che è la mia testimonianza. Vado a trovare, non a cercare, so già cosa cerco. Il racconto di ciascuno è soggettivo. … la creazione fotografica, nel suo aspetto più libero, rinuncia a ogni riproduzione della realtà.

Non documentare dunque, ma interpretare.

Interpretare, esprimere perché la creatività non illustra, non imita, va alla ricerca della propria verità ideale, ognuno ha la sua. Significare la forma, non informare. La forma è la chiave dell’esistenza, perché è attraverso la forma che si significa la vita. Fotografare quello che non si vede per dare significato a quel che si vede.

Photo © Franco Fontana

La forma fa emergere il senso. Astrazione fotografica come estrazione di forme dalla realtà.

Tu hai una forma e devi interpretare questa forma, esprimere un significato. Conosci l’essenza delle cose, non puoi mica pensare che un albero sia solo un albero, una nuvola solo una nuvola, una montagna solo una montagna. Vuol dire che vedi così in maniera epidermica, vuol dire che la conoscenza si limita alla superficie senza conoscenza, senza capire nella loro esistenza cosa sono le cose. Limitando il contenuto, la loro umanità e la loro identità. Così il paesaggio diventa un archetipo di ciò che significa. Non è una cartolina che vaga nel buio e nel vuoto infinito. Il paesaggio è l’autoritratto che si fa attraverso di me. Per parlare dell’albero bisogna diventare l’albero.

Dico questo perché.. il mio intento non è quello di fare foto ai musicisti o all’evento, ma fotografare la musica, le note che escono dagli strumenti. Sentirmi parte integrante del suono, questa è la mia ambizione, essere un’estensione naturale dell’orchestra e quindi la macchina fotografica non è più uno strumento per immagini ma è strumento musicale. Fondersi in un tutt’uno, e qui la cosa si fa un po’ complicata da spiegare perché le sensazioni e le emozioni, specialmente quando ci si trova in serate particolarmente coinvolgenti, sono per me di difficile spiegazione. La cosa che spesso dico agli amici che si accompagnano con me ai concerti è: “voi andate per fotografare, io vado per sentire”.